L’Indagine sulla sicurezza dei cittadini 2016 ha permesso di stimare il numero delle donne che, nel corso della loro vita e nei tre anni precedenti all’indagine, sono state vittime di un’altra forma specifica della violenza di genere: le molestie e i ricatti sessuali in ambito lavorativo. Vengono comprese le molestie sessuali con contatto fisico – colleghi, superiori o altre persone che sul posto di lavoro hanno tentato di toccarle, accarezzarle, baciarle contro la loro volontà – fino al tentativo di utilizzare il corpo della donna come merce di scambio, con la richiesta di prestazioni o rapporti sessuali o di una disponibilità sessuale in cambio della concessione di un posto di lavoro o di un avanzamento.
La ricerca si propone di effettuare un’indagine specifica sui flussi della somministrazione di lavoro (ex lavoro interinale), in un’ottica di genere attraverso un’analisi dell’andamento occupazionale femminile e un monitoraggio delle prestazioni di welfare erogate alle lavoratrici e ai lavoratori in somministrazione dal sistema bilaterale. In genere si presume che il tempo parziale possa rappresentare un modo per conciliare professione e attività di cura; occorre, però, domandarsi se il part time costituisca una vera scelta o una scelta obbligata, ovvero se nasconda fenomeni di sotto occupazione.
Commissionato dal Dipartimento di politica per i diritti dei cittadini e degli affari costituzionali del Parlamento europeo per volere del Comitato FEMM tra luglio 2017 e luglio 2018, lo studio propone un aggiornamento sull’integrazione della dimensione di genere nelle commissioni e nelle delegazioni del Parlamento europeo, in seguito alla prima pubblicazione nell’anno 2014.
La ricerca dimostra come la proporzione di donne tra il Parlamento Europeo è rimasta stabile tra il 1952 ed il 2018, anche se risultano esserci più donne nei ruoli di decisione apicali.
Il Rapporto di ricerca, commissionato dall’Assessorato alle politiche di welfare e alle politiche abitative della Regione Emilia Romagna al Laboratorio “Percorsi di secondo welfare” ha realizzato una mappatura dello sviluppo dei sistemi di welfare aziendale e dei servizi di conciliazione vita-lavoro all’interno delle aziende che operano in Emilia Romagna, identificando e valorizzando le esperienze più significative.
Le linee guida sono state realizzate nell’ambito del progetto europeo TRIGGER (TRansforming Institutions by Gendering contents and Gaining Equality in Research), finanziato nell’ambito del 7° programma quadro per la ricerca e l’innovazione che ha come obiettivo principale quello di avviare e realizzare, a livello europeo, dei cambiamenti strutturali rispetto al tema delle pari opportunità nella scienza e nella ricerca, attraverso l’adozione di piani d’azione ad hoc concreti e misurabili all’interno di istituzioni scientifiche di ricerca e Università pilota. Il progetto mira a sostenere la collaborazione a livello europeo ed internazionale tra Amministrazioni pubbliche, Enti di ricerca e Università su azioni comuni per attuare nuovi e migliori approcci di sistema con l’obiettivo di aumentare la partecipazione e l’avanzamento di carriera delle donne ricercatrici.
Esiste l’istinto paterno? Si è padri naturalmente o culturalmente? Chi sono i nuovi padri? Quali iniziative di sostegno a queste nuove forme di paternità si stanno sviluppando? Cosa pensano, cosa fanno e come si differenziano i movimenti dei padri, in Italia e all’estero?
Queste le domande a cui si è cercato di dare una risposta nel convegno “Ambiguo paterno”, organizzato dall’associazione Femminile Maschile Plurale nel febbraio 2016, due anni dopo l’analogo incontro dedicato all’ambiguo materno, che affrontava la problematica della genitorialità dal versante femminile (vedi Ambiguo materno, Fernandel, 2017).
Il piano d’azione il cui obiettivo principale è quello di incoraggiare i Paesi G7 a sviluppare e attuare strategie e azioni sostenibili per la promozione della parità di genere e dell’empowerment femminile e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e violenza subita dalle donne nel corso della loro vita privata e professionale
Il piano d’azione il cui obiettivo principale è quello di incoraggiare i Paesi G7 a sviluppare e attuare strategie e azioni sostenibili per la promozione della parità di genere e dell’empowerment femminile e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e violenza subita dalle donne nel corso della loro vita privata e professionale
Per la prima volta in Italia il Rapporto analizza lo “stato” della paternità nel nostro Paese. Autori di una “rivoluzione” storica cominciata cinquant’anni orsono, i padri dei “millennials” sono al tempo stesso oggetto di indagini e riflessioni di natura sociologica, psicologica, giuridica, statistica… Come e perché sono cambiati? E qual è oggi la loro identità? Non più padri-padrone, a volte “mammi”, ma già “nuovi padri”. Verso un futuro tutto da definire. Questo Rapporto – elaborato dall’Istituto di Studi sulla Paternità e dall’Università Roma Tre, Dipartimento di Scienze della Formazione – analizza i tratti fondamentali della trasformazione paterna all’interno di una famiglia – e di una società – in continuo cambiamento. Con l’apporto di dati statistici e un’accurata analisi qualitativa, il Rapporto definisce nella sua attualità la complessa figura del padre oggi.
La campagna nazionale “Diamo voce ai papà” nasce per raccogliere le testimonianze dei padri italiani intorno a temi troppo spesso declinati solo al femminile: le necessità di “conciliazione” vita-lavoro, le trasformazioni che la paternità porta con sé e che spesso gli uomini non hanno spazio per raccontare, l’evoluzione della cura paterna, la relazione tra la paternità e gli altri aspetti della vita come il lavoro.
