“Le diversità sul posto di lavoro fanno riferimento alla varietà di differenze tra le persone all’interno di un’organizzazione, tra le quali genere, età, etnia, disabilità, orientamento sessuale, caratteristiche di personalità, stili cognitivi, istruzione, background ecc. In questo quadro, il diversity management si delinea come un’insieme di pratiche aziendali, finalizzate alla valorizzazione e al rispetto di tutte le diversità presenti nel contesto organizzativo, in grado di creare un clima aperto e inclusivo, nonché e una cultura in cui i lavoratori sono promossi per i loro meriti e le opportunità di crescita e di successo sono a disposizione di tutti.”
“‘Il welfare aziendale è una iattura’, mi ha detto un candidato durante un colloquio, riportando la frase di un amico impiegato presso una grande azienda. Ma come? Durante la selezione per una società che offre servizi e consulenza in ambito welfare aziendale e mentre in giro non si parla d’altro, un lavoratore dice che si tratta di “una iattura”? In realtà, l’affermazione non mi ha sorpreso: da mesi rifletto sul boom del fenomeno welfare aziendale. Con i miei 16 anni di esperienza nel settore ho sentito la necessità di una riflessione seria sull’argomento. E mi piace pensare che questa riflessione possa essere utile ad altri.”
L’ultimo Rapporto annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, realizzato con il contributo dell’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità, offre un approfondimento sulla portata del fenomeno e sulle sue principali caratteristiche.
L’ISTAT registra nel Rapporto 2019 un calo delle nascite: nel 2018, infatti, si stimano circa 449 mila nascite, 9 mila in meno rispetto all’anno precedente, circa 128 mila in meno rispetto al 2008. Il report analizza la situazione lavorativa delle mamme ma anche dei papà spesso in difficoltà nel conciliare la vita famigliare con quella lavorativa. Oltre ciò, all’interno viene riportato un focus sulle mamme straniere in Italia dal punto di vista statistico; mentre l’ultima parte è dedicata alle misure e alle politiche di sostegno alle genitorialità in Italia e ad un approfondimento sui servizi educativi per l’infanzia.
“Diventare genitori stravolge la vita in tutti i suoi aspetti, privati e pubblici, modifica l’equilibrio in famiglia e il modo in cui si affronta il proprio ruolo di lavoratori. Questo cambiamento si colloca in contesti territoriali e aziendali che possono (e vogliono) accoglierlo.Proprio nel tentativo di ‘incastrare’ il nuovo ruolo genitoriale con quello lavorativo, si parla di ‘conciliazione dei tempi di vita e di lavoro’, espressione che racconta il tentativo di trovare un compromesso tra due ruoli in apparenza contrapposti e tra contesti di vita concepiti come separati. Nascono così in azienda iniziative per trovare soluzioni di flessibilità dei tempi e degli spazi che favoriscano gli impegni familiari, iniziative di sostegno al reddito, asili nido aziendali, convenzioni con servizi per l’infanzia sul territorio. Insomma, un pacchetto di misure in grado di sostenere i dipendenti in una fase di enorme bisogno quale è la crescita dei figli, spesso in un’ottica di rete con gli stakeholder locali.”
La Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha promosso tra il 2017 e il 2018 il programma Orizzonte Vela – Verso l’Autonomia allo scopo di stimolare il territorio cuneese a promuovere l’autonomia e la vita indipendente delle persone con disabilità intellettiva. Elisabetta Cibinel (ricercatrice del Laboratorio) e Franca Maino (direttrice) sono state coinvolte dalla Fondazione nella realizzazione di una ricerca volta a mappare le risposte pubbliche e private nel campo della disabilità intellettiva negli ambiti del lavoro, dell’abitare, del progetto di vita e qualità della vita. In particolare l’articolo 27 e l’articolo 8 del programma sanciscono per le persone con disabilità il diritto a «potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato» in un contesto lavorativo aperto alla diversità,vietando la discriminazione e favorendo l’impiego di tali persone nel settore pubblico e privato.
L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha sviluppato un concetto di “lavoro dignitoso”, che comporta la promozione di opportunità per donne e uomini di ottenere un modo dignitoso e produttivo di lavorare, in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità umana, al fine di diminuire le differenze che esistono tra le aspirazioni delle persone riguardo al loro lavoro e alla loro corrente situazione di lavoro. La guida riportata è stata progettata per fornire a lavoratori, datori di lavoro e governi informazioni pratiche per sviluppare orari di lavoro “bilanciati” che siano reciprocamente vantaggiosi per i dipendenti e per le imprese.
L’ILO ha identificato alcune dimensioni significative del lavoro dignitoso al fine di fornire le basi per un orario di lavoro equilibrato. Le cinque dimensioni si concentrano su: promozione della salute e della sicurezza; promozione della produttività e della sostenibilità delle imprese; fornire supporto alle famiglie e migliorare l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata; promozione della parità di genere; offrire ai lavoratori un grado di scelta e influenza sulle loro ore di lavoro.
Il “Manuale del welfare per il Consulente del Lavoro”, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e pubblicato da TeleConsul editore, viene presentato al Festival del Lavoro 2019, e ripercorre, attraverso il contributo di esperti della materia, l’evoluzione della normativa fino alle ultime modifiche, fornendo casi pratici e tutti gli strumenti necessari a poter redigere con competenza un regolamento e un piano di welfare aziendale. Ad illustrarne i contenuti Luca Caratti, esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in un video pubblicato sulla web tv di Categoria.
Come vengono gestite le tematiche femminili nelle aziende italiane? Come, al di là dei princìpi di pari opportunità, ormai ampiamente diffusi, le imprese si organizzano concretamente per valorizzare e fare crescere i talenti femminili, facilitare la conciliazione fra vita privata e vita professionale, rimuovere gli ostacoli che ancora troppo spesso frenano il percorso di carriera delle donne? Per capire cosa succede dietro alle cifre e agli indicatori, Valore D, in partnership con KPMG, ha promosso un’indagine in Italia nel corso del 2016, coinvolgendo i propri soci. Sono 62 le aziende che hanno accettato di mettersi in gioco, rispondendo a un questionario articolato in quattro aree: Measurement & Monitoring; governance e strategia; strumenti di gestione della diversity; programmi specifici e attività implementate.
L’indagine è stata realizzata attraverso la somministrazione a dicembre 2014 di un questionario (metodo CATI) rivolto ai direttori/responsabili del personale di un campione composto da 150 aziende rappresentative della popolazione delle aziende italiane con più 250 dipendenti. Il questionario è stato disegnato dai ricercatori del Diversity Management Lab di SDA Bocconi (Basaglia, Cuomo, Paolino, Simonella), la raccolta dati è stata curata da Pepe Research. Dall’indagine emerge che il tasso di adozione del diversity management è piuttosto basso, pari al 20.7%, anche se la percentuale sale al 46% se si considerano le imprese con più di 1.000 addetti1. I non adottanti sono il 79.3%, di cui la metà (50.7%) dichiara di essere interessato e/o di essere in una fase di valutazione di una possibile introduzione del tema nella sua azienda; mentre la restante parte (28.7%) raccoglie gli ‘irriducibili’ che non ha adottato e non è interessato ad adottare pratiche di gestione della diversità.
