Sono state presentate mercoledì 4 marzo le misure a favore dell’imprenditoria femminile e della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dalla Consigliera Giovanna Martelli e gli Assessori regionali allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Guido Fabiani, e al Lavoro, Lucia Valente
Si terrà a Bologna primo Women Startup Weekend italiano, un’iniziativa che mira a sollecitare e supportare la nascita di nuove imprese femminili
Allo scopo di creare condizioni di maggior favore per i dipendenti, l’azienda e le RSU si sono adoperate per la stipula di convenzioni con supermercati, esercizi commerciali e servizi di vario genere (distributori, grandi magazzini, asili, etc.) per ottenere sconti e condizioni di particolare favore che consentano un risparmio economico, diretto od indiretto, a favore dei dipendenti e delle loro famiglie.
La sistematica sottorappresentanza femminile nelle istituzioni politiche è attualmente uno dei temi maggiormente dibattuti sia a livello nazionale che a livello internazionale. Questo perché le donne, costituendo all’incirca il 50% della popolazione di ogni paese, non possono essere considerate come uno dei tanti gruppi minoritari di cui si compone una società e di conseguenza le istituzioni rappresentative dovrebbero essere composte in egual misura da donne e uomini. Uno studio condotto su 25 capoluoghi di provincia indaga gli effetti delle recenti riforme sulla rappresentanza femminile.
Hanno retto meglio dei colleghi uomini alla crisi. Eppure le aziende in rosa sono ancora poche e scontano difficoltà annose legate in primo luogo all’accesso al credito. Anche se un aiuto su questo fronte arriva dal lancio di finanziamenti ad hoc a supporto dell’imprenditoria femminile. È quanto emerge da uno studio di Confcommercio secondo cui, se negli ultimi cinque anni il numero degli imprenditori si è ridotto complessivamente in Italia di oltre 205mila unità, le imprese al femminile hanno tenuto meglio rispetto a quelle a guida maschile, con 47mila unità in meno contro 158mila. Inoltre, secondo gli ultimi dati di Unioncamere, tra marzo e settembre 2014 l’imprenditoria femminile è cresciuta dello 0,8%.
Private di fondi e risorse, senza uno stipendio, impossibilitate a fare il loro lavoro ma sovraccariche di responsabilità formali: questa è oggi la situazione delle consigliere di parità. Il forte disinvestimento rende esplicito che la politica istituzionale le considera superflue e non crede nel loro operato. La domanda dunque è: sono davvero necessarie?
Nell’ambito di questo report realizzato dall’ILO viene presentata un’accurata analisi comparativa della legislazione mondiale in materia di tutela di maternità e della paternità (inclusi congedi e benefits), in base ai più recenti standard dell’ILO. Lo studio appare di particolare rilievo soprattutto per le informazioni che fornisce rispetto alle misure a favore del congedo di paternità recentemente introdotto anche in Italia.
L’azienda dà la possibilità alla lavoratrice madre di chiedere ed ottenere un contratto part-time fino al compimento del secondo anno di vita del proprio bambino. L’Azienda valuterà l’estensione del part-time, ove possibile, fino al compimento del terzo anno.
Inoltre, in casi di assoluta gravità e opportunamente documentati, l’azienda, compatibilmente con le esigenze tecnico organizzative, valuta con particolare attenzione le richieste di part-time e/o aspettativa fatte dal personale che non può utilizzare la legge 104.
L’azienda dà la possibilità alla lavoratrice madre prima che rientri dal congedo di maternità, di stabilire con congruo anticipo un programma agevolato e flessibile di smaltimento delle ferie, che potranno essere fruite anche dopo il rientro al lavoro (le ferie maturate fino alla nascita del bambino, salvo casi eccezionali concordati con l’azienda, dovranno essere fruite entro massimo 8 mesi dal rientro).
Si è tenuto il 27 febbraio presso la Sala A della Terza Torre della Regione Emilia-Romagna, in Viale della Fiera n.8 a Bologna l’iniziativa “Stati Generali delle Donne”.
